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NOME Anselma Lovens  AZIENDA Boschi Vivi

INDIRIZZO Martina d’Olba, Urbe (SV)  

EMAIL info@boschivivi.it

SITO WEB boschivivi.it

CAMPUS ReStartApp 2015

NOME Anselma Lovens

AZIENDA Boschi Vivi

INDIRIZZO Martina d’Olba, Urbe (SV)

EMAIL info@boschivivi.it

SITO WEB boschivivi.it

CAMPUS ReStartApp 2015

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Il bosco dell’Appennino è il frutto di un’interazione millenaria tra uomo e natura, rappresenta un patrimonio e una ricchezza che è possibile mantenere solo se curato. Boschi Vivi fa questo dando la possibilità a chi sceglie il nostro servizio di interrare le proprie ceneri in un luogo bello

Anselma Lovens

Anselma e Giacomo camminano lungo la carrabile che attraversa il loro bosco. È a Martina d’Olba, frazione del Comune di Urbe (SV), sull’Appennino ligure. Lo hanno attrezzato per offrire un servizio nuovo per l’Italia: qui è possibile interrare le ceneri di essere umani e animali, ai piedi dell’albero scelto, utilizzando urne biodegradabili, un’alternativa ecologica al cimitero tradizionale. La società cooperativa che hanno fondato con gli amici Camilla e Riccardo si chiama: Boschi Vivi.

Sul sentiero con loro ci sono anche Stelvio e Marina, una coppia di Genova. Hanno poco più di sessant’anni, un figlio, e spiegano: “abbiamo scelto un albero, che può ospitare fino quattro persone”. Marina racconta: “Ero già decisa a farmi cremare e avevo scritto che le mie ceneri fossero disperse in mare. Poi abbiamo scoperto quest’opportunità, una cosa bellissima! Siamo venuti una prima volta, abbiamo visto questi alberi meravigliosi, gli uccelli e su un albero una targhetta che ti ricorda che lì c’è vita. Mi piaceva”.

Stelvio e Marina hanno scelto un albero di famiglia, una delle quattro tipologie offerte da Boschi Vivi. L’idea è germogliata nel 2014, l’impresa, una società cooperativa, due anni più tardi, dopo che Anselma Lovens, classe 1987, aveva partecipato al secondo campus ReStartApp vincendone il primo premio. “Volevamo esplorare la possibilità di una start up innovativa legata alla valorizzazione del bosco, perché siamo convinti che tutela e corretto sfruttamento delle risorse naturali siano oggi chiavi di volta per la realizzazione di nuovi stili di vita, più equilibrati per il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente . Ci incuriosivano progetti di questo genere conosciuti all’estero e abbiamo visto che la normativa nazionale permetteva dal 2001 la dispersione delle ceneri in luoghi naturali diversi dal cimitero” spiega Anselma.

Albero di famiglia
Boschi Vivi offre ai propri utenti quattro diverse tipologie di albero: quello di comunità può ospitare fino a 10 persone che non necessariamente hanno legami amicali o familiari, quello personale accoglie le urne di un unico soggetto, quello di famiglia ha fino a 4 posti, l’offerta si completa con quello di coppia. “I prezzi variano tra i 900 e i 12mila euro e permettono di accedere al servizio anche a chi ha una capacità di spesa minore” spiega Giacomo Marchiori.
Le variabili che incidono sul prezzo, oltre alla scelta di condividere o meno lo spazio dell’interramento, sono la dimensione del tronco, la varietà dell’albero e la sua accessibilità. Un’area del bosco è dedicata agli animali e un’altra alle persone che desiderano essere interrate con il proprio animale.
I contratti sottoscritti con Boschi Vivi possono avere una durata che va dai 20 anni ai 40 anni e, anche in questo, caso i prezzi, pagati una tantum al momento di stipula della locazione, variano. L’attenzione verso i servizi offerti e la gestione dell’area boschiva fatta dalla cooperativa è in costante incremento, da giugno 2018 ad agosto 2019 hanno partecipato agli info day nel bosco 26 persone ma ben 14 si sono date appuntamento ad Urbe per l’appuntamento del 28 settembre 2019.
Anselma e Giacomo Marchiori sono Pianificatori del territorio, mentre i soci Riccardo Prosperi e Camilla Novelli hanno rispettivamente una formazione in Giurisprudenza e in Architettura del paesaggio. Dopo il campus ReStartApp, Anselma ha seguito un ciclo di dottorato a Venezia alla Scuola dell’IUAV, discutendo nel 2019 una tesi dal titolo: “Servizi cimiteriali come occasione per migliorare la qualità della vita”. “Per approfondire l’opportunità di trasformare la nostra idea in un’impresa siamo stati in Germania, Paese dove la pratica di interramento delle ceneri in suolo boschivo e ben regolamentata e diffusa già da anni. – spiega Anselma – Sul suolo tedesco abbiamo potuto capire ancora più concretamente il funzionamento di questo tipo d’impresa, gli elementi critici, diverse tecniche di gestione del bosco, le possibili partnership tra i diversi soggetti che entrano a far parte dell’attività, dalle istituzioni pubbliche alle imprese forestali chiamate a eseguire i lavori per garantire al bosco l’assetto adeguato”.

Quando, con i 30mila euro del premio ReStartApp, Boschi Vivi l’ha acquistato, il bosco di Martina d’Olba non veniva tagliato dal 1996. “L’innovazione, quindi, non è solo nel tipo di servizio cimiteriale offerto, ma anche nella scelta di un modello economico che permette di utilizzare i ricavi dell’attività d’impresa derivati dall’affitto di un albero, per un periodo di tempo che va tra i 20 e i 40 anni, a favore della gestione e della manutenzione del bosco – sottolinea Anselma Lovens – aperto alla comunità degli utenti”. Ogni Ente Locale in Italia dovrebbe offrire ai propri cittadini la possibilità di scegliere un’alternativa al cimitero e definire un’area dedicata all’interramento delle ceneri, pochi lo hanno fatto dopo la legge del 2001, ma il Comune di Urbe, firmando una convenzione con Boschi Vivi, sì.

Il progetto risponde ai problemi ambientali legati all’abbandono dell’Appennino e al conseguente dissesto idrogeologico. “Questo è un esempio di economia circolare un termine che siamo abituati ad associare al ciclo dei rifiuti, alla rigenerazione e al riutilizzo dei materiali – aggiunge Anselma- gestire un bosco nel tempo ha un costo e siccome i boschi in Italia non danno più reddito e la manutenzione è una spesa, vengono lasciati a se stessi. Tuttavia, il bosco dell’Appennino è il frutto di un’interazione millenaria tra uomo e natura, rappresenta un patrimonio e una ricchezza che è possibile mantenere solo se curato”.

Definire un'area dedicata all'interramento delle ceneri
La normativa di riferimento per l’attività di Boschi Vivi è la legge 130 del 30 marzo 2001: “disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri”. Essa stabilisce che: “La dispersione delle ceneri è consentita, nel rispetto della volontà del defunto, unicamente in aree a ciò appositamente destinate all’interno dei cimiteri, in natura o in aree private; la dispersione in aree private deve avvenire all’aperto e con il consenso dei proprietari”.
“La forma migliore per manifestare la volontà del defunto – spiegano i soci di Boschi Vivi – è quella della forma scritta olografa (testamento o altra dichiarazione scritta di proprio pugno dall’interessato, senza la necessità di assistenza notarile). Ognuno può esprimere, oltre alla volontà di essere disperso, la preferenza circa il luogo. L’interessato designa anche un esecutore testamentario incaricato a compiere l’ultimo gesto nei suoi confronti. Sul nostro sito web www.boschivivi.it esiste un modello per dichiarare correttamente le proprie volontà di dispersione”.
Nonostante un’offerta apparentemente ampia, la prima vera difficoltà per Boschi Vivi è stata quella di trovare un bosco che rispondesse ad alcuni criteri minimi: un’adeguata accessibilità e una superficie di almeno dieci ettari per garantire al progetto la sostenibilità economica. “In Appennino, purtroppo, c’è una frammentazione del territorio estrema, figlia del diritto romano e stratificata nel tempo – spiega ancora Anselma – Il bosco di Martina d’Orba, che faceva al caso nostro perché abbastanza grande e servito da sentieri, lo abbiamo trovato su un sito di compravendita immobiliare – interviene Giacomo Marchiori – l’investimento iniziale è stato coperto con il premio di Fondazione Edoardo Garrone, i primi interventi al bosco, invece, grazie a un crowdfunding. Successivamente è arrivato anche il finanziamento regionale del Piano di sviluppo rurale (PSR) che, per il tipo di attività che porta avanti Boschi Vivi, copre fino 100% delle spese. I primi lavori di manutenzione straordinaria sono, così potuti partire nel marzo 2018”.
Frammentazione del territorio
Il diritto germanico prevede l’indivisibilità ereditaria dei fondi agricoli, un modello che in Italia esiste solo in Alto Adige, dov’è conosciuto con il nome di Maso chiuso. Altrove, nelle aree montane, le successioni stratificate nel tempo hanno dato vita a un collage di proprietà frammentate, boschi e pascoli che non possono garantire reddito adeguato per un’azienda o per una famiglia. “Ci siamo dati un obiettivo per studiare un disciplinare e un fondo dedicato ai boschi sul modello del FAI – racconta Camilla – Abbiamo iniziato a studiare anche le ‘associazioni fondiarie’ che prevedono la gestione associata delle attività agro-silvo-pastorali, e in Piemonte sono riconosciute da una legge regionale. Nel 2019 Boschi Vivi ha ricevuto 26 richieste di collaborazione da ben 9 regioni italiane: Umbria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto, Piemonte, Liguria, Abruzzo ed Emilia- Romagna.
Un elemento critico riguarda il tipo di contratto che garantisce a Boschi Vivi la titolarità del bosco: non può essere un comodato, che può essere cancellato o un affitto agricolo per 15 anni perché serve un periodo più lungo. Il contratto evidentemente non può essere più corto di quello che viene offerto ai clienti. Difficile quindi, al momento, immaginare uno sviluppo su terre pubbliche.
Le persone già interrate nel bosco sono 3, mentre i contratti stipulati 8. In tutto sono stati individuati circa 500 posti, censendo per ettaro 50 alberi che si riconoscono tra gli altri grazie a un nastro colorato. La prima cerimonia si è tenuta a giugno 2018 e dopo un anno i congiunti sono tornati per ricordare la persona cara. “Abbiamo predisposto due questionari: uno è sul sito, l’altro lo sottoponiamo ai clienti che hanno già fruito del servizio. Vorremmo raccogliere dati per capire se la scelta di un albero, del proprio albero, migliori la percezione del lutto, se affrontare prima questo passaggio sia rasserenante” conclude Giacomo. Se si ascoltano Stelvio e Marina la risposta pare senz’altro positiva: “Ci piace l’idea di scegliere un posto dove chi vuole potrà raggiungerci, scegliendo una giornata in cui il cielo è terso, e sedersi vicino a noi ai piedi di un albero”.
La prima cerimonia
“Quando ci sono le cerimonie, siamo a disposizione. Sono le persone vicine a chi è deceduto a scegliere come vivere il momento se in maniera intima oppure organizzando un concerto o una lettura. Insieme concordiamo la data, uno dei soci della cooperativa è sempre presente, resta in disparte e si occupa quindi di chiudere la buca. Al termine, -racconta Anselma – Boschi Vivi redige un atto, un verbale da consegnare al Comune di Urbe. Chi è presente in quel momento è automaticamente pubblico ufficiale”.
Nel bosco si possono effettuare tutti i tipi di cerimonie religiose e laiche, possono essere presenti sacerdoti, religiosi, oratori, musicisti e altre figure a discrezione dei parenti e delle volontà espresse dal defunto. All’ingresso del bosco, la cooperativa ha attrezzato un’area cerimoniale dedicata, ma la cerimonia potrà tenersi anche direttamente presso l’albero. Alla fine del momento dedicato al ricordo, viene affissa la targa commemorativa che riporta nome, date di nascita e di morte e che può essere personalizzata con un’immagine o una dedica.