4

BIRRIFICIO ALTAVIA

5

Vai a pagina 2 di 6

4

Vai a pagina 1 di 6

BIRRIFICIO ALTAVIA

5

Vai a pagina 3 di 6

4

Vai a pagina 2 di 6

BIRRIFICIO ALTAVIA

5

Vai a pagina 4 di 6

4

Vai a pagina 3 di 6

BIRRIFICIO ALTAVIA

5

Vai a pagina 5 di 6

4

Vai a pagina 4 di 6

BIRRIFICIO ALTAVIA

5

Vai alla video gallery

4

Torna alla foto gallery

BIRRIFICIO ALTAVIA

8

Vai a pagina 1 di 6

NOME Giorgio Masio  AZIENDA Birrificio Altavia

INDIRIZZO Loc. Badani, Sassello (SV)  

EMAIL info@birrificioaltavia.it

SITO WEB birrificioaltavia.it  

CAMPUS ReStartApp 2014

NOME Giorgio Masio

AZIENDA Birrificio Altavia

INDIRIZZO Località Badani, Sassello (SV)

EMAIL info@birrificioaltavia.it

SITO WEB birrificioaltavia.it

CAMPUS ReStartApp 2014

Vai a video e fotogallery

Altavia è stato il primo agribirrificio in Liguria. Vincere ReStartApp mi ha permesso di concretizzare la mia idea di produrre birra seguendo tutta la filiera dal seme al boccale

Giorgio Masio

Il luppoleto è in località Maddalena, una delle frazioni di Sassello, nell’entroterra savonese. Le piante si possono solo immaginare sotto la neve. Si vedono, invece, pali di legno, alti almeno cinque metri e collegati da un reticolo di «fili»: servono a sostenere la crescita di quella che, con l’orzo, è materia prima fondamentale per chi vuole produrre birra. Questo luppoleto, su un terreno di proprietà della parrocchia, che era abbandonato, l’ha piantato Giorgio Masio, che con i suoi soci sta realizzando il sogno di un birrificio agricolo e artigianale nell’Appennino ligure.

birrificio agricolo e artigianale

Quando si scrive birra artigianale si può far riferimento, dal 2016, a un testo di legge, l’articolo 35 della 154/2016: «Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi». Sei anni prima (con il decreto 212 dell’agosto 2010) erano state identificate, indirettamente, le caratteristiche del birrificio agricolo, qualificando la birra come un prodotto agricolo quando l’azienda produce in proprio il malto utilizzato.

Si chiama «Altavia», perché quassù, a 400 metri sul livello del mare, passa l’Alta via dei Monti liguri (migliaia di chilometri di sentieri e mulattiere, percorribili tutto l’anno, che collegano le estremità della Riviera Ligure da Ventimiglia a Ceparana, dalla Provincia di Imperia alla Provincia di La Spezia).
L’impianto di produzione è a Sassello, ricavato in quella che era la stalla dei nonni di Masio. A fianco, nella casa dei genitori della madre c’è la tap room, spaccio aziendale che una sera a settimana (il giovedì) «spilla» le birre dell’Altavia: la vendita diretta permette di accorciare la filiera tra produttore e consumatore ed è una delle ragioni del successo del progetto che Giorgio Masio – a gennaio 2019 è stato uno dei premiati come Birraio emergente dell’anno da Fermento Birra – condivide con i soci Emanuele Olivieri e Marco Lima.

«La società è nata nel 2015, la produzione è iniziata nell’estate del 2016. Nel 2019 posso dire che i messaggi che volevamo comunicare aprendo l’Altavia stanno passando – spiega Giorgio Masio, che ha vinto il primo premio dopo aver partecipato nel 2014 al primo campus ReStartApp di Fondazione Garrone – sappiamo di dover ancora lavorare tantissimo In questo primo triennio ci siamo concentrati molto sulla produzione, com’è naturale dovendo seguire il processo “dal seme al boccale”, con una serie di variabili infinite e sulla ricerca di terreni liberi da poter affittare. I cinque ettari a orzo sono divisi in 6 parcelle, alcune anche nei primi Comuni piemontesi della Val Bormida, a pochi chilometri da Sassello. «Esiste, come in tutte le aree interne, un problema di estrema frammentazione catastale» sottolinea Masio, ingegnere, che a Badani – la frazione dove ha sede il birrificio – passava tutte le estati, arrivando da Savona. «Qui è nata mia madre, mentre papà è di Stella (il primo Comune che s’incontra scendendo verso la costa). C’è appena mezz’ora di strada, ma è un mondo completamente diverso – racconta -. Ho scelto di tornare in questo territorio, che ritengo molto più interessante della costa ligure. L’Altavia è stato il primo agribirrificio in Liguria, ed è ancora l’unico».

Giorgio Masio era uno studente lavoratore, impiegato in uno studio di progettazione. Nel 2014 si è licenziato e nello stesso giorno ha visto la locandina del primo campus ReStartApp alla Fondazione CIMA, dove frequentava il corso di laurea. La Fondazione è uno dei partner di Fondazione Garrone. «Avevo già l’idea di provare a fare qualcosa nel mondo della birra, una passione condivisa con gli amici come Emanuele e Marco. Il campus è stato fondamentale per sviluppare un approccio all’impresa: sono arrivato con un progetto diverso, più filosofico. Avrei voluto aprire il mio birrificio in un paesino abbandonato, un borgo più vicino al mare. Ma lì non c’è la fogna, non c’è acqua corrente, né elettricità, come avrei potuto portare un fermentatore? Il campus ReStartApp mi ha aiutato a dar concretezza all’idea.

Oltre all’orzo e al luppolo, l’Altavia alleva api, da cui ricava il miele utilizzato per produrre la «Monterama», una delle cinque etichette prodotte tutto l’anno.

Una delle cinque etichette prodotte tutto l'anno

Sulle etichette dell’«Altavia» campeggia il logo «Gustosi per natura», assegnato a prodotti freschi e trasformati di origine locale, provenienti all’origine dai Comuni del Parco del Beigua.

Anche i nomi delle birre rappresentano una narrazione del territorio. «Deiva», una Bock, è la foresta demaniale alle spalle dell’abitato di Sassello; «Monterama», una Belgian Strong Ale con miele, è una delle cime del parco del Beigua («dal Monte Rama vedi la Corsica» commenta Giorgio Masio); «Badani», una Pils, è la frazione di Sassello in cui ha sede l’agribirrificio; «Contamusse», una American IPA, è conta balle in dialetto ligure; «Scau», una Rauch (birra affumicata), è infine il nome con cui in Val Bormida si chiamano gli essiccatoi usati per trasformare le castagne, piccole costruzioni in pietra di un solo locale con il tetto di scandole. L’Altavia ne usa una di Murialdo, in Val Bormida, presìdio Slow Food.

La fauna dell’Appennino torna anche nel logo dell’Altavia: un cinghiale, come i tanti che in estate si aggirano intorno al birrificio, le cui finestre aprono su un bosco.

Badani offre anche un’altra materia prima fondamentale, che è l’acqua: «È quella di un acquedotto di frazione, è estremamente leggera, povera di sali disciolti, appena otto gradi francesi: per alcuni tipi di birra, come quelli a bassa fermentazione che amiamo noi, è perfetta».

Bassa fermentazione

La ricetta base della birra non è articolata: malto, luppolo, lieviti e acqua. A differenza dei vini naturali, che fermentano con lieviti indigeni, le birre artigianali sfruttano lieviti esterni.

Esiste infatti una sola tipologia di birra che fa lievitazione spontanea, ed è la Lambic, belga, prodotto di un’acidità importante.
«L’industria propone 7 o 8 lieviti. Noi siamo andati in alcune “banche del lievito”, scegliendo alcuni lieviti un po’ più particolari – sottolinea Masio -. Poi li abbiamo affidati a un laboratorio, che li conserva a meno 80 gradi: quando ci servono per la produzione, vengono propagati e spediti via corriere».

Esistono due famiglie di lieviti, per produrre birre ad alta fermentazione o a bassa fermentazione («alta e bassa è come dire bianco e rosso nel vino» semplifica Masio). Con alta s’intende una fermentazione che avviene tra i 16 e i 30 gradi centigradi, mentre per la bassa bastano tra gli 8,5°C e i 12°C. Quest’ultima permette di conservare un profilo molto più legato alle materie prime.

L’impianto (che è costato circa 200mila euro, investimento coperto accedendo ad un mutuo con una Bcc del territorio, e finanziato al 40 per cento dal Piano di sviluppo rurale, fondi europei veicolati dalla Regione Liguria) ha una capacità produttiva di 50mila litri di birra all’anno, anche se nel corso del 2019 saranno installati due nuovi fermentatori, portando la potenzialità fino a 70mila litri.

Il 70 per cento della birra prodotta a Badani è venduta in fusti, a pub e ristoratori che «hanno scelto di investire sulla qualità del prodotto» sottolinea Giorgio Masio.
«Il fenomeno è esploso negli ultimi due anni» aggiunge il birraio dell’Altavia. A Genova, in particolare, sono almeno sei i locali dov’è possibile bere benissimo, e altri sono sulla costa ligure.

A Genova sono almeno sei i locali dov'è possibile bere benissimo e altri sono sulla costa ligure
A Genova sono almeno sei gli indirizzi suggeriti dal birraio dell’Altavia, Giorgio Masio: Scurreria Beer And Bagel (via di Scurreria, 22r), Ai Troeggi (via Chiabrera, 61r), Jalapeño (via della Maddalena, 52r), Kamun Lab (via di San Bernardo, 53r), Old Troll’s (via della Casette, 21), Beershop Maddalena (via della Maddalena, 50r).

In Liguria ci sono anche Folkstudio (via Matteotti, 154, Arenzano, GE), La Mangiatoia (viale Leonardo da Vinci, 2, Alassio, SV), Due di Piccole (via Garibaldi, 112, Loano, SV) e La Tana del Luppolo (via del Molo, 12r, Savona).

Sono i pub in cui – spiega Masio – «vado volentieri a bere la mia birra, o quelle di altri birrifici artigianali». Tra gli elementi che hanno reso possibile la rivoluzione della birra artigianale in Liguria, quella di comprare la spina, che permette «di spillare ciò che vogliono»: ciò non è possibile, invece, per chi sceglie di avere una macchina in comodato, affidandosi a un distributore.

Una vera rivoluzione, legata probabilmente alla presenza in estate di turisti in arrivo dalla Lombardia e dal Piemonte, consumatori abituali di birra artigianale.

Le consegne le fanno Giorgio ed Emanuele, con un piccolo van. La distribuzione non prevede invece le spedizioni ai privati, perché la marginalità è bassa. Chi vuole però, può acquistare le birre presso la tap room, 15 euro per sei bottiglie da 33 cc. Una scelta strategica, che dalla seconda metà del 2018, dopo un compleanno celebrato con la lager «Anniversario», garantisce ai due uno stipendio da tempo pieno, mentre Marco – che si occupa delle questioni amministrative – è part-time.

Anche a Sassello, nel pub del centro storico, una delle «piste» dello spillatore è occupata dalla Pils dell’Altavia. «Le altre sei sono occupate da prodotti industriali. Abbiamo scelto di esserci comunque». Per insinuarsi, per far capire che nell’entroterra savonese c’è una birra che racconta il territorio.